NADIR VOLUME 2

Percorso per la costruzione delle competenze UNIT 8 consistente della letteratura musulmana. Ma questo scrittore è anche prossimo al Borges dell Aleph, sorta di atomo verso cui tutte le cose convergono, al filone letterario dell esoterismo, e ricorda qui un intellettuale italiano di valore ma misconosciuto come Elèmire Zolla Karahasan è piuttosto un intellettuale e scrittore mitteleuropeo della crisi, un esponente del pluralismo culturale e delle correnti letterarie contemporanee della contaminazione . Nelle città italiane dove è ospite in questi giorni, Karahasan parlerà dell assedio di Sarajevo a partire dall antologia Sarajevo il libro dell assedio, e soprattutto di cosa muore e di cosa nasce dalla esperienza pressoché soprastorica per la sua crudeltà dei quattro anni d assedio. Karahasan paragona il tunnel sotto le piste dell aeroporto che ha permesso la sopravvivenza della città nell assedio, a un cordone ombelicale. La cruenza dell assedio, la prova della blokada , ha partorito letteralmente un nuovo modo di essere della città, ancora confuso ma contrassegnato da un rinnovato destino culturale. in www.balcanicaucaso.org INTERVISTA Karahasan: Sarajevo dopo il buio Piero Del Giudice venerdì 25 maggio 2012 [ ] In Italia Karahasan è conosciuto per Sarajevo centro del mondo (Il Saggiatore 1994), libro sull assedio della città, e Il divano orientale (Il Saggiatore 1997). Lei è originario della Erzegovina, di Duvno, un enclave musulmana. «Nella mia infanzia, a Duvno abitava una maggioranza di cattolici, il 70-75% degli abitanti, con un 15-16% di musulmani, il resto ortodossi. Il nostro è un Paese misto e si chiama propriamente Bosnia ed Erzegovina. L Erzegovina ha un clima, una vegetazione e una mentalità mediterranee. La Bosnia un clima, una vegetazione e una mentalità continentali. Un unico Paese con tratti misti. Di me scherzando dico: sono stupido come i bosniaci e furbo come gli erzegovesi . Lei sceglie Sarajevo per i suoi studi «In Jugoslavia esistevano due città che mi interessavano particolarmente, Sarajevo e Fiume. Sarajevo: una città in cui era d obbligo imparare a convivere con le diverse culture e religioni, e anche per il particolare humour dei suoi abitanti. Fiume mi attirava perché è un porto. Il porto apre la città verso l esterno. Il porto è l uscita. Fiume però non aveva l università . Lei è docente di drammaturgia sia a Sarajevo che a Graz e adesso anche a Berlino. Che rapporto c è tra insegnare teatro e i suoi libri? «La drammaturgia è la mia passione, come la scrittura. Sono una persona asociale, mi piace stare da solo, passo molto tempo zitto. Andare a teatro, lavorare in teatro mi riporta alla gente. Solo nel teatro capisci quanto gli altri sono importanti. Come narratore scrivo romanzi e racconti dove non sono io il protagonista. Nei miei romanzi, i protagonisti agiscono da soli, hanno le loro voci. Il mio sogno è scrivere un romanzo che appaia scritto da se stesso. Ed è in teatro che gli attori agiscono sulla scena da soli . Libri scolastici, antologie e fogli di divulgazione culturale la inscrivono nella letteratura musulmana dei Balcani. Il primo riferimento che si fa per lei è il grande Me a Selimovic. Ma la sua produzione letteraria si riferisce, credo, a una zona culturale più complessa. Lei cosa ne pensa? «Sono uno scrittore mitteleuropeo. Il divano orientale il mio romanzo di maggiore successo è una storia ambientata nel mondo musulmano medievale, ma la tecnica di scrittura, la forma è europea. Adotto qui il romanzo epistolare, il monologo interiore non è un caso che i miei libri siano accettati benissimo in Austria, Germania, Svizzera, proprio 300 v2_unità8_BALCANICA_Percorso_248_307.indd 300 22/03/18 11:01
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