NADIR VOLUME 2

Economia e società Le risorse del settore primario L’Albania è uno tra i Paesi più poveri d’Europa. Negli ultimi venti anni si sono registrati segnali di crescita, nonostante l’instabilità politica e l’illegalità diffusa scoraggino gli investimenti. Ancora oggi, una delle più importanti risorse economiche restano le rimesse dei numerosi emigrati all’estero. L’agricoltura impiega il 41% della forza lavoro, una delle percentuali europee più alte. Il frazionamento dei terreni (distribuiti gratuitamente ai contadini dopo il 1990) e l’uso di tecniche arretrate non permettono però una grande produttività. Le coltivazioni principali, destinate al consumo interno, sono quelle di cereali, patate, ortaggi e frutta; nelle zone costiere crescono ulivo e vite. In crescita è la produzione illegale di marijuana. I boschi, che coprono quasi un terzo del territorio, forniscono abbondante legname. L’allevamento di ovini, caprini e bovini è diffuso, ma viene spesso praticato con metodi tradizionali. Importante è la pesca, sia in mare, sia di acqua dolce. Risorse minerarie e industria II Paese dispone di buone risorse del sottosuolo, soprattutto cromo, rame e nichel, ma anche petrolio, lignite e gas naturale. Le numerose centrali idroelettriche, realizzate soprattutto negli anni Sessanta, forniscono circa il 90% dell’energia elettrica totale. L’industria non è molto sviluppata. Settori tradizionali sono quelli tessili e alimentari (zuccherifici e fabbriche per la conservazione del pesce). Sono presenti raffinerie, cementifici, industrie chimiche, cartiere, cantieri navali, fabbriche di sigarette. Il terziario e le comunicazioni Nel terziario il commercio, in passato rivolto soprattutto ai Paesi dell’Est, cerca oggi sbocchi sui mercati occidentali: il maggiore partner è attualmente l’Italia. Il turismo, specie balneare, è in crescita. Le reti autostradali e ferroviarie sono in espansione. Migliore è il traffico marittimo, che ha il centro a Durazzo. L’unico aeroporto internazionale è a Tirana. Contadini mietono il grano nei pressi di Berat, nel sud dell’Albania. Perché in Italia ci sono molte comunità di albanesi? La presenza albanese in Italia risale al XV secolo, durante le invasioni turche, quando numerosi soldati albanesi si trasferirono con le loro famiglie sulle coste meridionali dell'Italia. Qui si dedicarono all'agricoltura, formando comunità che hanno conservato nel tempo usi, costumi e culto religioso.Oggi si calcola che i membri delle antiche comunità albanesi in Italia, gli «arberesh» (presenti soprattutto in Sicilia e in Calabria), raggiungano le 100 000 unità. Numerosi sono inoltre i profughi che nel 1991 e nel 1997 hanno lasciato l'Albania a seguito di una grave crisi economica e politica e sono approdati sulle coste pugliesi. Piana degli Albanesi è il centro più importante della comunità arbëresh in Sicilia.
Economia e società Le risorse del settore primario L’Albania è uno tra i Paesi più poveri d’Europa. Negli ultimi venti anni si sono registrati segnali di crescita, nonostante l’instabilità politica e l’illegalità diffusa scoraggino gli investimenti. Ancora oggi, una delle più importanti risorse economiche restano le rimesse dei numerosi emigrati all’estero. L’agricoltura impiega il 41% della forza lavoro, una delle percentuali europee più alte. Il frazionamento dei terreni (distribuiti gratuitamente ai contadini dopo il 1990) e l’uso di tecniche arretrate non permettono però una grande produttività. Le coltivazioni principali, destinate al consumo interno, sono quelle di cereali, patate, ortaggi e frutta; nelle zone costiere crescono ulivo e vite. In crescita è la produzione illegale di marijuana.  I boschi, che coprono quasi un terzo del territorio, forniscono abbondante legname. L’allevamento di ovini, caprini e bovini è diffuso, ma viene spesso praticato con metodi tradizionali. Importante è la pesca, sia in mare, sia di acqua dolce. Risorse minerarie e industria II Paese dispone di buone risorse del sottosuolo, soprattutto cromo, rame e nichel, ma anche petrolio, lignite e gas naturale. Le numerose centrali idroelettriche, realizzate soprattutto negli anni Sessanta, forniscono circa il 90% dell’energia elettrica totale. L’industria non è molto sviluppata. Settori tradizionali sono quelli tessili e alimentari (zuccherifici e fabbriche per la conservazione del pesce). Sono presenti raffinerie, cementifici, industrie chimiche, cartiere, cantieri navali, fabbriche di sigarette. Il terziario e le comunicazioni Nel terziario il commercio, in passato rivolto soprattutto ai Paesi dell’Est, cerca oggi sbocchi sui mercati occidentali: il maggiore partner è attualmente l’Italia. Il turismo, specie balneare, è in crescita. Le reti autostradali e ferroviarie sono in espansione. Migliore è il traffico marittimo, che ha il centro a Durazzo. L’unico aeroporto internazionale è a Tirana. Contadini mietono il grano nei pressi di Berat, nel sud dell’Albania. Perché in Italia ci sono molte comunità di albanesi? La presenza albanese in Italia risale al XV secolo, durante le invasioni turche, quando numerosi soldati albanesi si trasferirono con le loro famiglie sulle coste meridionali dell'Italia. Qui si dedicarono all'agricoltura, formando comunità che hanno conservato nel tempo usi, costumi e culto religioso.Oggi si calcola che i membri delle antiche comunità albanesi in Italia, gli «arberesh» (presenti soprattutto in Sicilia e in Calabria), raggiungano le 100 000 unità. Numerosi sono inoltre i profughi che nel 1991 e nel 1997 hanno lasciato l'Albania a seguito di una grave crisi economica e politica e sono approdati sulle coste pugliesi. Piana degli Albanesi è il centro più importante della comunità arbëresh in Sicilia.