NADIR VOLUME 2

I luoghi della storia Sarajevo Circondata dalle montagne, Sarajevo si allunga sulle rive di un piccolo affluente del fiume Bosna, la Miljacka. Durante la guerra dei Balcani, visse per quattro anni, dall'aprile 1992 al febbraio 1996, sotto l’assedio dei bombardamenti delle forze serbo-bosniache appostate intorno alla città. In questo assedio si calcola siano morte circa 12 000 persone e che siano stati totalmente distrutti 35 000 edifici. Nell’opera II centro del mondo lo scrittore bosniaco Dzevad Karahsan racconta i primi dieci mesi dell’assedio. Alternando le sue meditazioni personali al racconto delle drammatiche vicende quotidiane, l’autore costruisce l’immagine di una città che riesce a sopravvivere alla guerra senza perdere la propria dignità. Ecco un passaggio di questo libro: «Sarajevo è la città più grande e più importante della Bosnia-Erzegovina, da tutti i punti di vista una tipica città bosniaca, fondata nel 1440 da Isa bey Isakovic. Costruita nella valle del fiume Miljacka, circondata da montagne che quasi la recingono, isolata dal mondo, difesa da tutto ciò che le è estraneo e completamente ripiegata su se stessa. Il centro commerciale della città, la Carsija (l’equivalente della City nelle città europee di oggi), si stende sul fondo pianeggiante della conca, mentre intorno, sulle pendici delle montagne, sono cresciuti i quartieri dove la gente abita e che si chiamano mahale. In questo modo il centro è doppiamente separato dal mondo: dalle montagne che circondano la città e dalle mahale. Queste, per configurazione di territorio e come soluzione urbanistica proiettata sul centro, funzionano da armatura che protegge da tutto ciò che è esterno, così come la lumaca e la conchiglia sono protette dal loro guscio. Forse perché questa duplice recinzione la costringe a “guardarsi dentro", a rivolgersi tutta verso la propria interiorità oppure per chissà cos’altro, Sarajevo è diventata ben presto metafora del mondo. Il luogo in cui differenti volti del mondo si sono raccolti in un punto come nel prisma si concentrano i raggi di luce dispersi. Un centinaio di anni dopo la fondazione, la città ha raccolto uomini di tutte le religioni monoteistiche e delle culture da queste derivate, innumerevoli lingue diverse e forme di vita che queste lingue contengono in sé. [...] Tutto ciò che nel mondo è possibile si trova a Sarajevo, in miniatura, ridotto al suo nucleo ma presente, perché Sarajevo è il centro del mondo». Rid. da II centro del mondo (Dnevnik selidbe, 1993), trad. it. N. Janigro, Il Saggiatore, 1995 PERCORSO PER LA COSTRUZIONE DELLE COMPETENZE Puoi approfondire questo argomento a p. 298 1. La dominazione turca, durata per oltre quatt ro secoli, ha lasciato testimonianza nei numerosi edifi ci islamici (il palazzo del pascià, le moschee) e nei bazar, tipici mercati orientali. 2. Anche la successiva dominazione austriaca è visibile nell’architettura dei palazzi, di gusto europeo. 3. Nella seconda metà del Novecento, Sarajevo conobbe uno sviluppo industriale e turistico, tanto che nel 1984 ospitò le Olimpiadi invernali.
I luoghi della storia Sarajevo Circondata dalle montagne, Sarajevo si allunga sulle rive di un piccolo affluente del fiume Bosna, la Miljacka. Durante la guerra dei Balcani, visse per quattro anni, dall'aprile 1992 al febbraio 1996, sotto l’assedio dei bombardamenti delle forze serbo-bosniache appostate intorno alla città. In questo assedio si calcola siano morte circa 12 000 persone e che siano stati totalmente distrutti 35 000 edifici. Nell’opera II centro del mondo lo scrittore bosniaco Dzevad Karahsan racconta i primi dieci mesi dell’assedio. Alternando le sue meditazioni personali al racconto delle drammatiche vicende quotidiane, l’autore costruisce l’immagine di una città che riesce a sopravvivere alla guerra senza perdere la propria dignità. Ecco un passaggio di questo libro: «Sarajevo è la città più grande e più importante della Bosnia-Erzegovina, da tutti i punti di vista una tipica città bosniaca, fondata nel 1440 da Isa bey Isakovic. Costruita nella valle del fiume Miljacka, circondata da montagne che quasi la recingono, isolata dal mondo, difesa da tutto ciò che le è estraneo e completamente ripiegata su se stessa. Il centro commerciale della città, la Carsija (l’equivalente della City nelle città europee di oggi), si stende sul fondo pianeggiante della conca, mentre intorno, sulle pendici delle montagne, sono cresciuti i quartieri dove la gente abita e che si chiamano mahale. In questo modo il centro è doppiamente separato dal mondo: dalle montagne che circondano la città e dalle mahale. Queste, per configurazione di territorio e come soluzione urbanistica proiettata sul centro, funzionano da armatura che protegge da tutto ciò che è esterno, così come la lumaca e la conchiglia sono protette dal loro guscio. Forse perché questa duplice recinzione la costringe a “guardarsi dentro", a rivolgersi tutta verso la propria interiorità oppure per chissà cos’altro, Sarajevo è diventata ben presto metafora del mondo. Il luogo in cui differenti volti del mondo si sono raccolti in un punto come nel prisma si concentrano i raggi di luce dispersi. Un centinaio di anni dopo la fondazione, la città ha raccolto uomini di tutte le religioni monoteistiche e delle culture da queste derivate, innumerevoli lingue diverse e forme di vita che queste lingue contengono in sé. [...] Tutto ciò che nel mondo è possibile si trova a Sarajevo, in miniatura, ridotto al suo nucleo ma presente, perché Sarajevo è il centro del mondo». Rid. da II centro del mondo (Dnevnik selidbe, 1993), trad. it. N. Janigro, Il Saggiatore, 1995 PERCORSO PER LA COSTRUZIONE DELLE COMPETENZE Puoi approfondire questo argomento a p. 298 1. La dominazione turca, durata per oltre quatt ro secoli, ha lasciato testimonianza nei numerosi edifi ci islamici (il palazzo del pascià, le moschee) e nei bazar, tipici mercati orientali. 2. Anche la successiva dominazione austriaca è visibile nell’architettura dei palazzi, di gusto europeo. 3. Nella seconda metà del Novecento, Sarajevo conobbe uno sviluppo industriale e turistico, tanto che nel 1984 ospitò le Olimpiadi invernali.