In primo piano L’italiano e il dialetto

In primo piano L’italiano e il dialetto Il dialetto come cultura locale La lingua ufficiale del nostro Stato è l’italiano. Tuttavia il 60% degli italiani conosce anche un dialetto, cioè una parlata popolare che cambia di regione in regione. I dialetti sono delle vere e proprie lingue che rappresentano un importante mezzo di salvaguardia delle culture locali. Per capire come si sono formati i dialetti italiani, dobbiamo risalire ai molti popoli che nel corso dei secoli hanno occupato l’Italia, contribuendo a creare lingue diverse. Già nel 2000 a.C. vivevano in Italia varie popolazioni come i liguri, i sardi e i sicani, ciascuna con una propria lingua. Attorno al 1400 a.C. arrivarono altri popoli indoeuropei come i celti, i latini, gli umbri, i siculi ecc. Anch’essi avevano una propria lingua, che imposero alle popolazioni conquistate. Il latino, lingua base per i dialetti I latini erano un piccolo gruppo fra gli indoeuropei, ma alcuni di loro fondarono Roma che diventò importante e potente, fino a conquistare prima l’Italia, poi un vasto impero. La lingua dei latini, il latino, si arricchì con il contatto fra i romani e le altre popolazioni, e fu imposta nei territori conquistati. Dopo la caduta dell’Impero romano (476 d.C.), molti popoli invasero l’Italia e il latino si mescolò con le lingue dei conquistatori. Nacquero così numerosi dialetti, spesso molto diversi tra loro. Questi dialetti sono ancora oggi usati perché l’Italia, fino alla metà dell’Ottocento, è rimasta divisa in tanti Stati. Di conseguenza la gente, nella vita di tutti i giorni, usava solo il dialetto della sua regione. La stessa lingua italiana non è altro che il dialetto fiorentino. La diffusione della lingua italiana Nel 1861, quando l’Italia raggiunse finalmente l’unità politica, su 26 milioni di abitanti solo 600 000 sapevano parlare l’italiano (il 2,3% della popolazione). Nei cento anni successivi all’unificazione, quasi tutti gli italiani hanno imparato la lingua nazionale. Il ruolo più importante in questo ambito è stato svolto dalla scuola: fin dal 1876, infatti, divennero obbligatori i primi due anni, e a scuola si insegnava l’italiano. Sono stati molto utili anche i giornali nazionali e le migrazioni interne, che hanno messo i cittadini di regioni diverse in contatto tra loro. Sono però risultati determinanti il cinema e soprattutto la radio e la televisione. Infatti, quando sono iniziate le trasmissioni televisive in Italia, nel 1954, solo il 19% degli italiani parlava abitualmente la lingua nazionale, mentre oggi la parlano quasi tutti. Le parole della geografia Migrazioni interne / Internal migration / Migraciones internas / Migrimi i brendshëm / Migrații interne / 国内迁移 / الهجرة الداخلية Si parla di migrazioni interne quando chi si sposta dai luoghi di origine, per cercare situazioni di vita migliore, rimane dentro i confini nazionali. Dove si parla italiano fuori dall’Italia? Si parla italiano anche fuori dai confini dell’Italia: nei due piccoli Stati stranieri che si trovano nella nostra Penisola, la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano; in Svizzera, nel Canton Ticino; in Francia, in Corsica e nelle città della costa più vicine alla Liguria; in Slovenia e in Croazia, nelle zone dell’Istria e della Dalmazia; nei Paesi stranieri in cui vivono importanti comunità di immigrati italiani (Stati Uniti, Canada, Australia). Infine una curiosità. Secondo una recente indagine, le tre parole italiane più conosciute all’estero sono (nell’ordine): pizza, mafia e spaghetti. Geoinrete Cerca in Internet se ci sono e quali sono le differenze tra i dialetti che si parlano in Italia. Raccogli un racconto, una poesia, una canzone, un breve filmato in dialetto, con relativa traduzione in italiano, e confronta i risultati della tua ricerca con i compagni. I dialetti in Italia Confronta la carta dei “Dialetti in Italia” con una carta politica della Penisola. Noterai che spesso le zone in cui si parla un dialetto non coincidono con i confini regionali; inoltre, non è raro che nella stessa regione si parli più di un dialetto. 1 Il ladino è una lingua derivata dal latino, come l’italiano; si parla in alcune valli delle Dolomiti, in Friuli e anche in una parte della Svizzera. 2 Il sardo presenta caratteristiche particolari (dovute all’isolamento in cui è rimasta la regione per secoli) che lo rendono molto diverso dagli altri dialetti italiani: per questo è stato sempre considerato una lingua autonoma. 3 A seguito della dominazione normanna dell’isola (XI-XII secolo), il siciliano ha alcune parole in comune con i dialetti del nord, che lo differenziano dalle altre parlate del sud Italia: per esempio, orbu anziché cecato e testa al posto di capa.
In primo piano L’italiano e il dialetto Il dialetto come cultura locale La lingua ufficiale del nostro Stato è l’italiano. Tuttavia il 60% degli italiani conosce anche un dialetto, cioè una parlata popolare che cambia di regione in regione. I dialetti sono delle vere e proprie lingue che rappresentano un importante mezzo di salvaguardia delle culture locali. Per capire come si sono formati i dialetti italiani, dobbiamo risalire ai molti popoli che nel corso dei secoli hanno occupato l’Italia, contribuendo a creare lingue diverse. Già nel 2000 a.C. vivevano in Italia varie popolazioni come i liguri, i sardi e i sicani, ciascuna con una propria lingua. Attorno al 1400 a.C. arrivarono altri popoli indoeuropei come i celti, i latini, gli umbri, i siculi ecc. Anch’essi avevano una propria lingua, che imposero alle popolazioni conquistate. Il latino, lingua base per i dialetti I latini erano un piccolo gruppo fra gli indoeuropei, ma alcuni di loro fondarono Roma che diventò importante e potente, fino a conquistare prima l’Italia, poi un vasto impero. La lingua dei latini, il latino, si arricchì con il contatto fra i romani e le altre popolazioni, e fu imposta nei territori conquistati. Dopo la caduta dell’Impero romano (476 d.C.), molti popoli invasero l’Italia e il latino si mescolò con le lingue dei conquistatori. Nacquero così numerosi dialetti, spesso molto diversi tra loro. Questi dialetti sono ancora oggi usati perché l’Italia, fino alla metà dell’Ottocento, è rimasta divisa in tanti Stati. Di conseguenza la gente, nella vita di tutti i giorni, usava solo il dialetto della sua regione. La stessa lingua italiana non è altro che il dialetto fiorentino. La diffusione della lingua italiana Nel 1861, quando l’Italia raggiunse finalmente l’unità politica, su 26 milioni di abitanti solo 600 000 sapevano parlare l’italiano (il 2,3% della popolazione). Nei cento anni successivi all’unificazione, quasi tutti gli italiani hanno imparato la lingua nazionale. Il ruolo più importante in questo ambito è stato svolto dalla scuola: fin dal 1876, infatti, divennero obbligatori i primi due anni, e a scuola si insegnava l’italiano. Sono stati molto utili anche i giornali nazionali e le migrazioni interne, che hanno messo i cittadini di regioni diverse in contatto tra loro. Sono però risultati determinanti il cinema e soprattutto la radio e la televisione. Infatti, quando sono iniziate le trasmissioni televisive in Italia, nel 1954, solo il 19% degli italiani parlava abitualmente la lingua nazionale, mentre oggi la parlano quasi tutti. Le parole della geografia Migrazioni interne / Internal migration / Migraciones internas / Migrimi i brendshëm / Migrații interne / 国内迁移 / الهجرة الداخلية Si parla di migrazioni interne quando chi si sposta dai luoghi di origine, per cercare situazioni di vita migliore, rimane dentro i confini nazionali. Dove si parla italiano fuori dall’Italia? Si parla italiano anche fuori dai confini dell’Italia: nei due piccoli Stati stranieri che si trovano nella nostra Penisola, la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano; in Svizzera, nel Canton Ticino; in Francia, in Corsica e nelle città della costa più vicine alla Liguria; in Slovenia e in Croazia, nelle zone dell’Istria e della Dalmazia; nei Paesi stranieri in cui vivono importanti comunità di immigrati italiani (Stati Uniti, Canada, Australia). Infine una curiosità. Secondo una recente indagine, le tre parole italiane più conosciute all’estero sono (nell’ordine): pizza, mafia e spaghetti. Geoinrete Cerca in Internet se ci sono e quali sono le differenze tra i dialetti che si parlano in Italia. Raccogli un racconto, una poesia, una canzone, un breve filmato in dialetto, con relativa traduzione in italiano, e confronta i risultati della tua ricerca con i compagni. I dialetti in Italia Confronta la carta dei “Dialetti in Italia” con una carta politica della Penisola. Noterai che spesso le zone in cui si parla un dialetto non coincidono con i confini regionali; inoltre, non è raro che nella stessa regione si parli più di un dialetto. 1 Il ladino è una lingua derivata dal latino, come l’italiano; si parla in alcune valli delle Dolomiti, in Friuli e anche in una parte della Svizzera. 2 Il sardo presenta caratteristiche particolari (dovute all’isolamento in cui è rimasta la regione per secoli) che lo rendono molto diverso dagli altri dialetti italiani: per questo è stato sempre considerato una lingua autonoma. 3 A seguito della dominazione normanna dell’isola (XI-XII secolo), il siciliano ha alcune parole in comune con i dialetti del nord, che lo differenziano dalle altre parlate del sud Italia: per esempio, orbu anziché cecato e testa al posto di capa.